METODOLOGIE

La necessità dell’alfabetizzazione di massa della Didattica Online

“L’Apprendimento è un processo non un prodotto” (J. Bruner)

Il paradosso che tanti docenti oggi si trovano a vivere è quello di essere “immigrati digitali” in un mondo fortemente informatizzato che li circonda, alla ricerca costante di imparare e perfezionare l’uso di software e procedure che li proiettino nella dimensione dei loro studenti “nativi digitali”. In questo periodo ai docenti viene richiesta, quindi, la capacità di entrare in una dimensione diversa da quella a cui sono abituati, ossia fisicamente tangibile, fatta di pagine, di aule, di lavagne (in alcuni casi LIM) e di studenti in presenza. E come sempre, dinnanzi ad una nuova sfida didattica, ogni docente che si rispetti, conscio del suo ruolo di “adulto significativo” nel percorso di apprendimento degli studenti, cerca di trovare nuove strategie comunicative che gli consentano di essere un facilitatore efficace ed efficiente. Il docente deve essere consapevole che si tratta solo di un incremento degli strumenti di mediazione didattica con conseguente aumento di opportunità.

Già nel 2007 venne ipotizzato un Piano Nazionale per la Scuola Digitale che aveva l’obiettivo principale di modificare gli ambienti di apprendimento e promuovere l’innovazione digitale nella Scuola. Sull’idea del digitale come parte dell’azione culturale e di sistema si fonda il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) della legge 107/2015 (la cosiddetta Buona Scuola), confermando quanto venuto fuori dalla Commissione Europea del Dicembre 2014 nella High Level Conference e dalla ricerca del Think Tank Ambrosetti “L’Educazione per il 21mo secolo”.

 Già, quindi, nel contesto pre-Covid19 i docenti sono stati chiamati a ripensare non solo la propria disciplina, ma più ancora la scuola stessa in cui si trovano ad operare. I docenti, collaborando tra loro in maniera ancora più sinergica, hanno dovuto ampliare l’idea stessa di Scuola come “no time, no space” (F. Battiato) in cui vengono collegati tutti gli ambienti (aula, laboratorio, biblioteca etc.) e che metta ogni studente in grado di sviluppare le proprie competenze trasversali nell’ottica propria del “Life Long-learning”.

Da qui, dunque, è necessario per i docenti che le competenze tecnologico-informatiche diventino diffuse e consuete, tipiche delle attività scolastiche quotidiane. Nasce, quindi, l’esigenza (prevista dal PNSD) della funzione della figura dell’Animatore Digitale, di cui ogni scuola si è dotata per accompagnare l’intero personale in questo percorso innovativo. Per operare nella cosiddetta “scuola digitale” il PNSD ha previsto questa figura che è attiva in ogni scuola, si tratta di un docente che svolge ruolo strategico nella formazione per l’utilizzo delle risorse informatiche disponibili.

Anche il docente trova parte del suo personale percorso di Life Long-learning all’interno della sua comunità scolastica; pertanto, in una dimensione di apprendimento in peer-to-peer, è proprio l’Animatore Digitale della scuola in cui opera a fare da catalizzatore, svolgendo attività formative.

Anche gli Uffici Scolastici Regionali e i loro relativi Ambiti Territoriali Provinciali si sono dotati di team dedicati alla formazione dei docenti, fornendo supporto sia con incontri in presenza che con webinar online.

In questa “scuola digitale” però bisogna fare grande attenzione al cosiddetto digital divide; la Scuola deve conservare la sua caratteristica di “accessibilità universale”. La vera challenge dell’era digitale inizia proprio dall’accesso la cui mancanza ne pregiudica la realizzabilità. Per questo motivo si parla di BYOD (Bring Your Own Device), cioè dell’uso di dispositivi elettronici personali durante le attività scolastiche. Infatti, proprio per combattere il divide in questo periodo le singole scuole si stanno attivando per fornire in comodato d’uso strumenti informatici agli alunni meno abbienti per consentire a tutti l’accesso alle attività di Didattica a Distanza. Ciò consente di evitare discriminazioni legate a disponibilità economica nonché ai bisogni educativi degli studenti BES o DSA.

Diventa evidente, quindi, come la “scuola digitale” si realizzi appieno con la collaborazione delle famiglie in un sistema efficientemente integrato con il territorio. L’utilizzo del registro elettronico è stato il primo grande passo verso quella che abbiamo definito “alfabetizzazione digitale di massa” in ambito scolastico.

L’alfabetizzazione digitale di massa (ossia della comunità educante e degli studenti) necessaria alla DaD passa quindi attraverso l’acquisizione della capacità di sviluppare competenze trasversali mettendo al centro il ruolo dell’informazione e dei dati.

I docenti saranno quindi, come sempre, ma in questo caso usando strumenti innovativi, i veri facilitatori di percorsi didattici, che sulla base delle informazioni si trasformino in conoscenze ed abilità, capaci di far sviluppare a tutti gli studenti che gli sono affidati (nessuno escluso) competenze.

Ogni docente deve essere sempre più consapevole che “l’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto.”
(J. Piaget).

Prof. Gennaro Infante
Docente di Elettrotecnica

SHARE
RELATED POSTS
Come la didattica on-line può migliorare lo studio e la formazione del mondo scuola e dell’insegnamento
La vera sfida della DaD? Rimanere “una classe”
Didattica a distanza obbligatoria, ma tocca precisare meglio: quando entrerà a regime?